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Comune di Stabio

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Quaderno n. 0 - Opuscolo Guida

OPUSCOLO GUIDA
a cura di Antonio Brenni e Guido Robbiani
1981

Il museo, unico nella regione per la sua specificità, è stato creato nell'intento di conservare e valorizzare le testimonianze storico-etnografiche del mondo contadino. Il particolare criterio espositivo, voluto appositamente descrittivo e didattico, permette al visitatore di percepire, attraverso gli attrezzi e gli oggetti così esposti, le diverse attività del contadino e dell'artigiano. Una sala del museo è riservata ai carri; altre due, oltre ad una importante raccolta di trappole e tagliole, espongono attrezzi agricoli primordiali e finimenti di animali.
Questo opuscolo guida è rivolto in particolare al 2° piano, con la raffigurazione degli oggetti così come sono esposti nelle sale, con il nome in italiano e in dialetto degli oggetti.

Prezzo: CHF 5.00
Quaderno n. 1 - Gioco e Passatempo

GIOCO E PASSATEMPO
a cura di Sergio Pescia
1984

Questo opuscolo propone i testi redatti in occasione della mostra Gioco e passatempo allestita nel 1985, e parte delle illustrazioni. Per la cerimonia di chiusura dell'anno scolastico 1985/1986, il museo e le scuole elementari di Stabio presero lo spunto dalla mostra per organizzare una giornata di animazione. Per un giorno almeno, un tentativo per dare l'opportunità ai bambini di giocare ai giochi dei loro genitori e nonni e, ancora più importante, nei luoghi dove questi avvenivano.
Ricordando la società contadina di allora, non possiamo dimenticare la dura realtà che i bambini dovevano affrontare a causa soprattutto della forte emigrazione di braccia robuste occupati fin dai primi anni dell'età scolastica nei lavori agricoli e, poco più tardi, nelle nascenti industrie.

Allora abbiamo provato a ricordare giocando per le strade, sulle piazze e nelle corti. Giochi all'aperto: giochi rudimentali fatti di niente; invenzioni semplici create da bambini che di mezzi ne avevano pochi, ma che aguzzavano l'ingegno usando quasi sempre mat eriali smessi dagli adulti.
Tirasassi ricavati da vecchie camere d'aria di bicicletta, cartucce da caccia usate, mollette da biancheria, bottoni, tllraccioli, scatole vuote di fiammiferi, nòccioli e castagne, rocchetti di legno e cordicelle e legnetti e pezzetti di cuoio e, e, e... E poi conte, filastrocche, tiritere, corse e salti, giochi di gruppo e competitivi. Una giornata che doveva essere quindi soprattutto una festa per bambini e adulti, un momento di gioco e divertimento, ma anche una proposta di riflessione... divertendoci.

L’opuscolo propone testi e disegni con questo Sommario: Il mondo all’aperto. Ce n’erano dappertutto. Giochi pericolosi. Sui giochi (chiacchierata con il Gruppo Anziani del Mendrisiotto). Altre testimonianze raccolte a Stabio. Gioco delle bocce. I burattini. La bambola dall’Ottocento. Il soldatino di piombo. Giochi su carta. Due parole sulla musica e gli strumenti. La giostra.

Prezzo: CHF 5.00
Quaderno n. 2 - Aspetti della Valle di Muggio

ASPETTI DELLA VALLE DI MUGGIO
a cura di Sergio Pescia
1986

Questo volumetto, consultabile anche come contributo a sè stante, è stato pubblicato in occasione e come supporto alla quinta mostra periodica allestita al Museo della civiltà contadina del Mendrisiotto.
La mostra è stato un primo approccio a un territorio del nostro distretto finora esplorato da un'ottica etnografica e storica dal Museo etnografico della Valle di Muggio, con il quale è stata presentata.
Sotto l'aspetto dell'ambiente naturale e geologico delle gole del Breggia, hanno collaborato il Museo cantonale di storia naturale di Lugano e la Fondazione per la creazione del parco del Breggia, mentre la Scuola Tecnica Superiore di Trevano si è occupata del settore che riguarda alcune situazioni di edilizia rurale particolarmente significative.
Aspetti della Valle di Muggio era il titolo di questa mostra e proprio per questo le lacune numerose e varie. Ma ognuno di questi “aspetti” e molti altri, potrebbero costituire, singolarmente, un tema per altrettante mostre.
Le nostre possibilità non sono tali e in quella occasione abbiamo cercato di ampliare l'informazione sui diversi settori presenti nella mostra, che si presentava con un aspetto volutamente immediato e didattico, lanciando il classico sasso nello stagno come stimolo per future proposte più complete ed esaustive.

Prezzo: CHF 20.00
Quaderno n. 3 - Viticoltura e Vinificazione

VITICOLTURA E VINIFICAZIONE
a cura di Sergio Pescia
1984

ESAURITO
Quaderno n. 4 - La Gelsibachicoltura nel Mendrisiotto

LA GELSIBACHICOLTURA NEL MENDRISIOTTO
a cura di Sergio Pescia
2004

Una prima stesura di questo Quaderno del museo nasce per accompagnare la mostra temporanea intitolata Gelsibachicoltura allestita nella ex Sala della Giustizia a Vico Morcote nel 1986. La mostra che ha avuto molto successo e, richiesta diverse volte è diventata mostra itinerante.
In occasione di una riproposta della stessa mostra all'Esposud di Chiasso nello stesso anno e poi alla Biblioteca delle Scuole elementari di Caslano e alla Mobili Pfister nel 1988, il Quaderno è stato riveduto e ampliato per dare maggiore possibilità di conoscere una attività che fu molto importante, oppure per chi già ne sapesse, di ricordare o approfondire le conoscenze riguardo alla coltivazione del gelso e all'allevamento del baco da seta. Nel 1993 abbiamo proposto la mostra per la prima volta nel nostro museo con il titolo Vermis Sericus-La coltivazione del gelso e l'allevamento del baco da seta, la quale, come l'opuscolo, è stata di nuovo riveduta ed ampliata e migliorata per mezzo del nuovo ordinatore in dotazione al museo.
Sette anni dopo, vista la richiesta dall’esterno, la mostra è stata di nuovo allestita al museo e poi a Riva San Vitale nel 2004 ed infine a Quartino del 2005.
Per l’occasione, quest’ultima edizione del Quaderno è stata di nuovo riveduta per mezzo di un nuovo ordinatore e dello scanner in dotazione al museo, che ci hanno permesso di migliorare la grafica le illustrazioni.

Seguendo tutte le fasi che il tema propone, dalla propagazione del gelso al bozzolo pronto per essere portato alla filanda, si potrà conoscere quanto fosse importante l'allevamento del baco da seta molte volte unico mezzo per ricavare quei pochi soldi che servivano alle spese più importanti, in una economia rurale di sussistenza. Nello stesso tempo scoprire come la gente mendrisiotta conoscesse molto bene gli umori, i bisogni e gli istinti di quella minuscola larva che andava ingrossandosi quasi a vista d'occhio, durante la sua corta ma attivissima esistenza puntualizzata da ben quattro mute.
Come spesso avvenne con l'industrializzazione, anche questa attività diventò sempre meno redditizia. La scoperta delle fibre sintetiche, non a caso chiamate popolarmente "seta artificiale", e l'acuirsi della crisi economica nel 1922, provocarono il crollo dei prezzi pagati per i bozzoli che i contadini erano diventati così esperti a produrre. Nel 1926 la filanda di Mendrisio cessò di ritirare i bozzoli e l'allevamento del baco da seta come la coltivazione del gelso, vennero completamente abbandonati.

Prezzo: CHF 20.00
Quaderno n. 6 - Il Carradore - La costruzione del carro nel Mendrisiotto

IL CARRADORE - La costruzione del carro nel Mendrisiotto
a cura di SERGIO PESCIA, ATTILIO CAMPONOVO, MARTA SOLINAS, PIERINO BERNASCONI
2007

Il quaderno sulla costruzione del carro nel Mendrisiotto, riguarda un antico e importante mestiere per il quale, l’esperto artigiano è ormai completamente scomparso. È stato ideato vent’anni fa con la preziosa col-laborazione di Attilio Camponovo, abiatico di un carradore di Villa Coldrerio, e dello zio Florindo. Il loro racconto in dialetto è del 1987 ed è reso qui in un italiano discorsivo.
L’allestimento della mostra era stato previsto in quegli anni ed è per questa ragione che questa pubblicazione che l’accompagna, che era quasi pronta a quel tempo, porta il n. 6 pur avendo il museo nel frattempo pubblicato già una ventina di quaderni. Per varie ragioni la mostra è stata rinviata di anno in anno e, finalmente, quest’anno va in porto. Per completare la stesura di questo nuovo quaderno e per i testi esplicativi della mostra, ci siamo anche avvalsi della collaborazione di Pierino Bernasconi, un discendente di falegnami costruttori di carri di Ligornetto detti i Tricamítt da Ligurnett.

Nel Mendrisiotto ne esistevano diversi di carradori, che operarono fin verso la metà del secolo scorso. Alcuni di loro si sono poi trasformati in costruttori di autocarri o carrozzieri per automobili. Fin dall’antichità si è cercato di rendere il più possibile veloci gli spostamenti delle persone e dei carichi pesanti, soprattutto in caso di guerra. L’invenzione più antica per risolvere i problemi legati a questa necessità risulta essere il carro. Inizialmente le sue ruote erano piene e solo in seguito si passò a svuotarne l’interno per alleggerirle, fino ad arrivare a costruire ruote a raggi.
Il carradore utilizza tipi di legno resistenti e ben stagionati: l’olmo, la quercia, il castagno, il noce, il fras-sino e così via. Il banco e gli utensili, seghe, scuri e sgorbie, pialle e trivelle, sono simili a quelli dei carpentieri, dei falegnami e dei bottai. Altri strumenti e attrezzi sono appositamente costruiti per le particolari operazioni che il carradore deve eseguire: il trabiccolo per montare la ruota, l’attrezzo per cerchiare, i calibri per definire profili e dimensioni dei pezzi. I suoi utensili per tracciare sono numerosi: il compasso dritto, il compasso da spessore, i regoli, le squadre, i calibri speciali per determinare la posizione delle mortase o per tracciare i cerchi e così via.
I carradori furono artigiani preziosi per i contadini, per un millennio realizzarono carri, galere e carretti, carrettini a mano e carriole, barelle con una sola ruota: veicoli di ogni tipo e grandezza.


Prezzo: CHF 20.00
Quaderno n. 7 - La donna del Mendrisiotto

LA DONNA DEL MENDRISIOTTO, contadina, artigiana, operaia
a cura di SERGIO PESCIA
1989

Ci diceva anni fa uno Stabiese in occasione di un’intervista: “Di Stabio emigravamo in 400, 500; restavano a casa solo i vecchi, i bambini e le donne; giovanotti a Stabio, d’estate non ce n’erano. Sopra i 15, 16 anni non c’era a casa più nessuno”.
Il Mendrisiotto, come del resto gran parte del Ticino dei secoli scorsi, dissanguato dall’emigrazione maschile, si reggeva sul duro lavoro delle donne. Nell’agricoltura, fino almeno alla fine degli anni ‘20 del Novecento, le donne erano ben più numerose degli uomini e la manifattura della seta e del tabacco prosperavano grazie al lavoro femminile.
Nell’Ottocento molte ragazze del Mendrisiotto si recavano nelle filande lombarde come operaie stagionali. Quando si diffuse largamente anche da noi l’allevamento del baco da seta, sorsero fiande e filatoi come la filanda a vapore di Melano già attiva nella prima metà dell’Ottocento e quella di Mendrisio, il filatoio di Segòma aperto nel 1867 e quello di Stabio e più tardo a Capolago.
Ascoltando un’altra intervista: “Allora andavamo a scuola, mia mamma andava in filanda e mio padre faceva il muratore nella Svizzera interna...”

L’industria del tabacco nel Ticino fu introdotta dai monaci alla fine del 17° secolo. La coltivazione del tabacco, dapprima limitata ai monasteri, si estese rapidamente ed ebbe uno sviluppo considerevole soprattutto nel Luganese e nel Mendrisiotto. Alla fine del secolo scorso le fabbriche di sigari sorsero numerose a Chiasso e in altri paesi della zona. Anche qui le maestranze erano donne.
Il ruolo delle donne nell’economia e nella vita del Mendrisiotto era centrale e non va dimenticato che oltre a questi lavori, le donne dovevano occuparsi della stalla, della casa, dei vecchi che non avevano più un grado di autonomia sufficiente e dell’allevamento e dell’educazione dei figli, aiutate spesso, per quanto possibile, dai figli stessi: “Le madri, e in genere tutte le donne adulte di una famiglia, in primavera e in autunno sono lontane da casa tutto il giorno e lasciano in custodia i bambini ad altri bambini che a malapena si reggono in piedi”.

Parlando della nostra mostra e del Quaderno n. 7 in un suo articolo, Ursula Travaini ricordava che le donne “Lavoravano al servizio della struttura economica e dell’istituzione famigliare. Le esigenze del primario imponevano un’attività costante, tenace, mentre le industrie della seta e del tabacco, in auge dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, fagocitavano una mano d'opera efficiente e subordinata. Disciplinata da imperativi indotti dallo spettro della povertà. Erano soprattutto donne che, afflitte da mansioni pubbliche e private legittimate da precisi stereotipi culturali, determinavano in maniera indiretta gli svolgimenti della società coeva. Troppi storici lo hanno ignorato, trascurando l’importanza e l’incisivitàdel vivere quotidiano.
Non mancano tuttavia da qualche decennio studiosi -meglio studiose- che, operanti su questo versante focalizzano la loro indagine su tematiche prevalentemente femminili. In quello che viene definito recupero antropologico della donna
”..
Oltre a documentare attività scomparse e illustrare in modo più o meno didattico i metodi di lavoro, la mostra prima e ora questo Quaderno possono essere un frammento per aiutarci a “conoscere la storia degli esclusi e dei subalterni”. E chi più escluse e subalterne delle donne, se nell’Ottocento, in documenti ufficiali, si arrivava ancora a scrivere: “...per le femmine non v'ha scuola nè istruzione pubblica. Nascono, vivono, muoiono bestie a due gambe”.
Salvo poi ridurci a scoprire. che mettendo in primo piano le realtà locali e individuali, arrivando a vedere e capire situazioni che la storia non vede e trascura, andando a sondare in profondità un fenomeno, quelle femmine che “nascono, vivono, muoiono bestie a due gambe” avevano un ruolo preponderante e centrale nell’economia e nella vita di un’intera regione.
Quaderno n. 8 - I primi 10 anni

I PRIMI 10 ANNI
Sergio Pescia
1991

Gino Macconi è la persona che più di tutte ha voluto e lavorato sin dall’inizio perchè il Museo della civiltà contadina nascesse. La sua bella ed emozionante introduzione “La realizzazione di un’idea” a questo Quaderno del museo, terminava con queste parole: “Abbiamo reso più attenti i nostri ragazzi, la nostra gente, (e anche le nostre autorità...), al valore di certe cose, all'importanza del ripristino di determinati oggetti e edifici, alla scelta, anche, -e perchè no?- di certe soluzioni estetico-paesaggistiche (là dove ancora non tutto è perduto). Abbiamo mostrato loro perchè un museo di questo tipo, è utile, abbiamo messo a confronto civiltà ormai lontane e diverse fra loro, abbiamo riunito nello stesso luogo e favorito la collaborazione e l'incontro fra scolari, contadini, artigiani, tecnici, insegnanti, specialisti, professori universitari e dilettanti; abbiamo cercato di insegnare a “leggere” gli oggetti non in modo nostalgico e passivo, ma in una prospettiva storica (e abbiamo avuto il piacere di vedere che altri hanno seguito il nostro esempio), così che si possano cogliere le correlazioni non solo fra le diverse parti di un oggetto o fra gli oggetti stessi, ma addirittura fra oggetto e situazione storica, sociale, economica, fra oggetto e lingua (le didascalie in dialetto e in italiano...), fra oggetto e modo di essere, di vivere.
Così che la figura e l'opera del contadino, dell'uomo semplice del Mendrisiotto cui abbiamo dedicato questo museo, sia conosciuta e apprezzata nel suo giusto valore, nella sua importanza, anche da coloro che appartengono alla società postindustriale e addirittura al terziario avanzato.
Speriamo di esserci riusciti e vi promettiamo che comunque, nei nostri limiti (i mezzi finanziari sono sempre scarsi, il personale è sempre poco, ma l'entusiasmo -almeno quello, per fortuna!- c'è sempre, e abbondante) continueremo a lavorare in questo senso”.

Il Museo della civiltà contadina del Mendrisiotto è aperto da 10 anni
Cultura materiale?
Quando (excursus riguardo le vicende che precedettero la nascita dei musei etnografici nel Ticino)
Perchè
Come
Quale museo?
Un museo sincronico
Alcune funzioni del museo
Un museo diacronico?
Antefatti e fatti (come nasce il museo di Stabio)
Dall’apertura, le principali attività espositive (1981-1991)
Quaderno n. 9 - Emigrazione

EMIGRAZIONE, un problema di sempre
a cura di Sergio Pescia
1984

Presentazione di Augusto Gaggioni
L’emigrazione: un problema di sempre di Giorgio Cheda
Siamo tutti emigranti di Amleto Pedroli
“La montagna” terra di emigranti di Giovanni Piffaretti
Emigrazione temporanea d’ancien régime: la famiglia Oldelli di Meride di Paola Barakat-Crivelli
L’emigrazione in Valle di Muggio di Fulvio Castelletti ed Ennio Malinverno
Lettere di un emigrante e di una contadina negli anni Venti di Alberto Nessi
“... perché io conosco che cosí è il mio pianeto...” di Franco Lurà

Testimonianze di emigrazione di Sergio Pescia

Questa pubblicazione è una miscellanea di studi, di taglio e indirizzo diversi, cresciuti tra il 1975 e il 1991 e raccolti in volume dal curatore del museo, Sergio Pescia.
Giorgio Cheda, il nostro maggiore specialista in questo campo, ha tratto, ancora una volta dal suo «fardello», accumulato in vent'anni di pazienti migrazioni da un archivio all'altro, un contrlbuto di vasto respiro, ricco di conoscenze e di insegnamenti.
Amleto Pedroli presenta una serie di riferimenti letterari all'emigrazione e attualizza il tema richiamando alla nostra attenzione, sulla scorta dei versi pascoliani di «Italy», la «durezza del mondo che viene incontro a colui che deve lasciare il proprio paese».
Giovanni Piffaretti ci offre un contributo sull'emigrazione della Montagna, elaborato nel 1986 sui documenti pubblicati da G. Martinola e da A. Crivelli, integrati còn testimonianze raccolte in loco.
Paola Barakat-Crivelli ha rimesso mano ad un suo lavoro del 1990, dandoci una sintesi limpida ed assai interessante di una ricerca che prende a modello la famiglia Oldelli nel periodo 1650-1800, per studiare l'incidenza del fenomeno migratorio sulle strutture familiari e comunitarie.
Fulvio Castelletti ed Ennio Malinverno presentano una rielaborazione parziale dello studio sulle cause e gli effetti dell'emigrazione, in Valle di Muggio, prodotto nel 1975.
Alberto Nessi pubblica un «mazzetto di fiori del Mendrisiotto», il carteggio d'amore di Maria con Fioravanti -lei contadina, lui muratore- facendolo precedere da una delicata presentazione, sincero «gesto di affetto», che conserva a quelle lettere tutta la loro intensa carica di emozione e di umanità.
Franco Lurà si chiede cosa provavano quelli che attendevano di partire ed illustra con numerose e interessanti testimonianze l'incidenza che l'emigrazione ha avuto sulle parlate delle nostre regioni, tanto sul dialetto quanto sulla lingua.
Sergio Pescia, ha curato la raccolta e la traduzione in lingua di una serie di fresche interviste a emigranti mendrisiotti della prima metà del nostro secolo.
Quaderno n. 21 del Museo della civiltà contadina del Mendrisiotto

STABIO ANTICA Dal reperto alla storia
a cura di Rossana Cardani Vergani e Sergio Pescia
2006

Testimonianze archeologiche scelte illustrano il suggestivo percorso di Stabio e delle terre del Sottoceneri dalle età più remote al Medioevo.
Presentazione di Davide Socchi, sindaco di Stabio
Di ville e di guerrieri: le risposte di Stabio di Giuseppe Chiesi
Stabio nel contesto storico romano dell'lnsubria di Giorgio Luraschi
La dispersione del patrimonio archeologico di Stabio di Costanza Pastore
Stabio in età romana di Fulvia Butti Ronchetti
La necropoli romana di Stabio-Vignetto di Mariadele Zanetti
La tomba di un nobile longobardo scoperta nel 1999
e altri importanti ritrovamenti dell'alto Medioevo di Heidi Amrein
Le radici della cristianizzazione nelle terre dell'attuale Cantone Ticino di Rossana Cardani Vergani
La toponomastica di Stabio
Considerazioni sui nomi di luogo in riferimento agli insediamenti antichi di Stefano Vassere
Appendice Un caro ricordo della «maestra Ester»

Prezzo al museo: CHF 30.00
Prezzo in libreria: CHF 35.00