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La civiltà contadina

La civiltà contadina

Nel mezzo della conca che si apre a ventaglio verso Sud sfociando nella pianura lombarda, dietro San Pietro si alza un colle che domina il paesaggio. “La posizione determinò certamente la presenza di un insediamento fin dalla preistoria; i sondaggi compiuti finora rivelarono la tipica facies culturale romana ricca di frammenti di tegole e cocci. Le due tombe dell’epoca del ferro vennero alla luce tra i resti di una villa romana, ai piedi del colle, a occidente, oltre un torrente.”
La documentazione disponibile per ricostruire le prime fasi del popolamento preistorico della regione è scarsa, ma l’esame tipologico dei materiali permette un’attribuzione al Neolitico, in una fase in cui si consolida la diffusione dell’economia contadina (agricoltura, allevamento e pastorizia). Le poche informazioni non vanno interpretate nel senso di una ridotta occupazione della regione ma vanno piuttosto attribuite alla casualità delle scoperte. Si può ragionevolmente ipotizzare che anche nel territorio del Mendrisiotto esistano siti archeologici importanti non ancora scoperti, risalenti alle fasi che hanno dato origine alla civiltà contadina.

Se diamo credito alle osservazioni e ai giudizi relativi ai baliaggi della Svizzera italiana di fine ‘700 di Bonstetten e di Schinz, dobbiamo pensare che, fatte salve le situazioni di emigrazione, la civiltà contadina nei secoli precedenti l’ ‘800, erano ancora simili alle condizioni medievali.
All'inizio del secolo scorso all'Istituto agrario di Mezzana si fecero esperienze per studiare quale fosse la migliore varietà di frumento per il Cantone. Dopo la scelta di 12 varietà e coltivate nelle stesse condizioni di clima, di terreno e di concimazione, si riscontrarono diverse specie buonissime, ma nessuna potè gareggiare con il frumento nostrano. Con un’agricoltura di sussistenza, è quindi da presumere che essendo il Mendrisiotto la regione migliore del Ticino per la coltivazione del frumento, e di altri cereali, se ne coltivasse anche nei secoli precedenti.
Nell’ ‘800 il paesaggio è conseguenza dell’industria che occupa un gran numero di operaie: la filatura della seta. Già nel 1814 erano attive nel Mendrisiotto oltre una ventina di filande. Dopo la metà di quel secolo a causa di malattie dei bachi e dei gelsi la bachicoltura comincia a conoscere però tempi difficili che peggioreranno ulteriormente. I nuovi mezzi di trasporto che permettono un'agguerrita concorrenza asiatica e, in seguito, la nascita dei primi filati sintetici, decretano l'ineconomicità della bachi coltura praticata in piccole quantità. La scomparsa della coltivazione del gelso diffusa in tutto il Mendrisiotto, modifica il paesaggio. Dettate dalle nuove necessità economiche e dalle mutate abitudini, i filari di gelsi che coprivano i campi e i bordi delle strade scompaiono e si affacciano nuove coltivazioni. mutando il paesaggio antropico tipico e le abitudini abitative. Nascono i campi di tabacco.

Mentre l'industria della seta si avvia verso un inesorabile declino, viene avanti rapidamente l'industria del tabacco. Sei fabbriche di sigari nel 1892, 23 nel 1898, 28 nel 1901, soprattutto nel Locarnese e nel Mendrisiotto. Anche se la flessione causata dalla crisi dell'immediato dopoguerra fra il 1920 e il 1923 pone grossi problemi, nel 1929 si registrano nel Mendrisiotto ancora ben 33 aziende. Da questi dati sintetici è facile dedurre che la coltivazione del tabacco ebbe in quegli anni una notevole importanza e che fu inevitabile il mutamento del paesaggio antropico precedente. Fino agli anni '50 non c'era praticamente contadino della zona che non avesse almeno un appezzamento coltivato a tabacco. E' infatti dopo la metà degli anni '50 che inizia la drastica parabola discendente della produzione di tabacco. I 1’427 coltivatori ticinesi del 1955 si riducono a 30 nel 1987.
Il terreno agricolo deve cedere il passo agli insediamenti industriali e abitativi, la famiglia contadina che si conosceva si estingue. Le implicazioni economiche per manodopera extrafamigliare sono pesanti, continuare il lavoro manuale è oneroso, investire per razionalizzare e meccanizzare è difficile e spesso impossibile per l'esiguità delle proprietà coltivabili rimaste, il cambiamento dei comportamenti in relazione al fumo, sono tutti fattori che determineranno la scomparsa del settore.

Ancora una volta paesaggio e abitudini cambiano: dagli anni '60 si intensificano la viticoltura e l'orticoltura con nuovi insediamenti a vigneto e la posa di strutture a serra o a tunnel riscaldati per la coltura di primizie, per soddisfare un mercato alimentare sempre più goloso di frutta e verdura fuori stagione.
Viticoltura e orticoltura diventeranno, praticamente fino ai nostri giorni, le sole attività di una certa importanza a mantenere un legame e a ricordarci quel mondo rurale e agricolo presente a Stabio probabilmente dal neolitico e sicuramente da oltre 2000 anni, che fino a poche decine di anni fa era ancora organico e vivo.

Testo a cura di Sergio Pescia

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